Cefalee croniche: utile la stimolazione transcranica a corrente diretta

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La tDCS, acronimo di transcranial Direct Current Stimulation, cioè stimolazione transcranica a corrente diretta, usata finora nella depressione, si è dimostrata utile anche nell’emicrania cronica con abuso di farmaci, una forma spesso aggravata proprio da una coesistente depressione. Si tratta di una tecnica di modulazione dell’eccitabilità neuronale semplice, sicura, non invasiva e poco costosa, effettuabile tramite l’applicazione sullo scalpo di elettrodi che erogano corrente continua di intensità impercettibile (1-2 milli-ampere) ma che attraverso lo scalpo influenza le funzioni delle sottostanti aree cerebrali. La maggior parte degli studi controllati sulla tDCS riguardava finora il trattamento della malattia depressiva, con miglioramenti equivalenti a quelli di un antidepressivo di riferimento, come per esempio il famoso Prozac, che si possono ottenere con 10 giorni di trattamento.

La prima applicazione della tDCS nel dolore risale a 3 anni fa, quando i ricercatori tedeschi dello University Hospital di Essen diretti da Tim Hagenacker la usarono nella nevralgia trigeminale con stimolazione anodica riducendo del 24,2% l’intensità degli attacchi in 2 settimane. Secondo gli autori, l’effetto della tDCS di tipo anodico è legata a un’azione sui recettori NMDA (N-metil-D-aspartato), i principali canali ionici che permettono l’ingresso di ioni calcio nella cellula nervosa e la cui attivazione contribuisce ai processi implicati anche nello scatenamento dell’emicrania, a causa del loro ruolo chiave della spreading depression, l’onda di depolarizzazione elettrica che si accompagna all’attacco emicranico.

Basandosi sulla frequente comorbidità fra emicrania cronica e depressione, i ricercatori dell’Università di Roma, diretti da Alessandro Viganò, hanno pensato di sfruttare la TDCS per il trattamento preventivo di questa forma di mal di testa con l’idea che eliminando la componente depressiva avrebbero avuto una ricaduta positiva anche sul mal di testa e i risultati hanno dato loro ragione, consegnandogli una nuova chance terapeutica semplice, sicura, non invasiva e di basso costo per una forma che affligge dal 3 al 5% della popolazione. Dopo aver selezionato soggetti che non avevano risposto ad almeno 3 diversi trattamenti farmacologici, compreso quello con tossina botulinica, hanno valutato con appositi test la loro comorbidità psichiatrica, scoprendo che il 70% circa soffriva di una forma depressiva bipolare. I pazienti sono dunque stati sottoposti a cicli di tDCS anodica prefrontale destra e catodica occipitale per 20 minuti 3 volte a settimana per 4 settimane. Trascorso un mese, i giorni/mese di grave dolore sono scesi del 22% e la gravità degli attacchi del 25%. Inoltre, la valutazione dei test psicologici ha evidenziato anche un dimezzamento dei punteggi relativi al disturbo depressivo bipolare. I pazienti con le due comorbidità hanno risposto meglio nei confronti delle cefalee più dolorose e quindi gli autori hanno concluso che la tDCS sembra la giusta risposta non farmacologica alle situazioni peggiori.