Aumenta il consumo dell’alcol in gravidanza

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Le donne in gravidanza dovrebbero astenersi dal bere alcolici, non soltanto super alcolici ma anche a vino, birra o drink leggeri. È ormai infatti dimostrato che il feto riceve l’alcol nella stessa misura della madre e non esiste una dose che possa essere ritenuta sicura e dunque raccomandabile. Inoltre non si sa quanto alcol ci voglia per arrecare danni all’embrione o al feto. Quindi per prudenza è meglio rinunciare del tutto e l’assunzione di alcolici in gravidanza rimane un NO assoluto. Ma questi consigli, purtroppo, nella realtà vengono ascoltati e così apprendiamo che in Europa una donna incinta su 4 beve, mentre a livello mondiale beve una su 10. Insomma le donne europee alzano di più il gomito con gravi rischi per il feto: come viene testimoniato nella ricerca di alcuni studiosi del Centro per la Salute Mentale e le Dipendenze di Toronto (Canada), alla nascita, una donna su 67 partorirà un bimbo o una bimba con la sindrome alcolica fetale (di cui scriveremo ampiamente nei prossimi giorni). I cinque Paesi dove il fenomeno è più accentuato al mondo si trovano proprio in Europa: Russia, Gran Bretagna, Danimarca, Bielorussia e Irlanda. La ricerca è stata pubblicata su The Lancet Global Health.

All’inizio della gravidanza, l’alcol assunto dalla madre potrà interferire con la moltiplicazione cellulare attiva dell’embrione e poiché è in questa fase che si formano gli organi, un eccesso di alcol potrebbe provocare malformazioni. Ma gli effetti nocivi si protraggono anche negli ultimi mesi che coincidono con la massima crescita del feto: in questa fase il volume del cervello aumenta notevolmente e si creano i legami tra le diverse cellule; un processo delicato che potrebbe essere alterato dall’assunzione di alcol. Una ricerca dell’Università di Portland negli Usa, presentata a luglio 2014, ha bocciato anche il vino rosso durante la gravidanza: lo studio, svolto in laboratorio su scimmie gravide, ha mostrato infatti che negli animali che assumevano resveratrolo – sostanza alla quale sono state attribuite numerose azioni protettive (antitumorale, antinfiammatoria e di fluidificazione del sangue) – i feti risultavano avere dei danni al pancreas.