Anche alcol e marijuana danneggiano il cervello dei giovani

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Sono molte le malattie neurologiche che possono avere il loro esordio in età giovanile: alcune malattie muscolari, malattie infettive e infiammatorie, i traumi, alcuni tumori, l’epilessia, le cefalee, malattie degenerative o immunomediate del sistema nervoso periferico, malattie metaboliche e malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. Per molte di queste malattie esistono cure specifiche e attive e pertanto è necessaria una diagnosi precisa, dettagliata e precoce.

L’IMPATTO DI TUTTI I TRAUMI SUL CERVELLO GIOVANE

Gli esiti del trauma dipendono certamente dalla gravità dello stesso e dalla entità ed estensione delle lesioni nervose, ma si è visto che traumi anche relativamente lievi sono in grado di causare un danno diffuso a livello del sistema nervoso centrale, che può manifestarsi successivamente con disturbi cognitivi di una certa rilevanza. Il giovane ha certamente maggiori capacità di recupero rispetto a un adulto o un anziano: studi scientifici che hanno valutato l’outcome dopo traumi cranici (Andruszkow et al., Health and Quality of life Outcomes, 2014) hanno dimostrato che, se il trauma avviene in età prescolare, migliore è il recupero rispetto a soggetti in età scolare o adulti.

L’IMPATTO DELLE DROGHE SUL CERVELLO DEI GIOVANI

Nella età giovanile e adolescenziale le sostanze di cui si fa più abuso e che causano un effetto dannoso sul sistema nervoso sono principalmente l’alcool e la marijuana. Meno utilizzate, ma particolarmente lesive sono altre sostanze, come gli allucinogeni, l’ecstasy o la cocaina. Numerosi studi hanno valutato l’effetto a distanza di alcool e marijuana, utilizzando tecniche neuropsicologiche ed anche esami come la Risonanza Magnetica (RM) che hanno valutato il danno funzionale e strutturale del sistema nervoso. È stato dimostrato (Lindsay et al Curr Psychiatry Rep, 2016) che il cronico abuso di tali sostanze determina un calo della memoria verbale, delle funzioni visuo-spaziali, della memoria di lavoro, dell’attenzione e della concentrazione, con un conseguente abbassamento globale delle funzioni cognitive.