Le particelle dello smog colpiscono soprattutto cuore e cervello: due nuovi farmaci potrebbero evitare il trapianto di fegato

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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento dell’aria, sia nelle città che nelle aree rurali, solo nel 2012 ha causato 3 milioni di morti premature nel mondo. Fino a oggi i ricercatori non sapevano come le particelle inalate nei polmoni progredissero all’interno dell’organismo arrivando a danneggiare il cuore. Secondo uno studio inglese, che per la prima volta è riuscito a tracciarne il percorso dai polmoni al sangue, le nanoparticelle dello smog, una volta inalate, possono farsi strada attraverso i polmoni e il sangue – proprio come le particelle emesse dai gas di scarico dei veicoli – aumentando il rischio di attacco cardiaco e ictus. In particolare, proprio le nanoparticelle dello smog sembrano “prediligere” coloro che già soffrono di disturbi cardiovascolari. Dallo studio emerge che le nanoparticelle possono migrare dai polmoni nel sangue entro 24 ore e che dopo tre mesi sono ancora rilevabili. I ricercatori hanno anche analizzato placche rimosse chirurgicamente a persone ad alto rischio di ictus, riscontrando che le nanoparticelle tendevano a accumularsi in siti interessati dalla patologia vascolare. “Non c’è dubbio che l’inquinamento atmosferico sia un killer e il nostro studio accende nuovi luci sulle sue conseguenze per la nostra salute cardiovascolare”, dice Jeremy Pearson, professore e dirigente medico associato presso la charity British Heart Foundation, team leader della ricerca. Lo studio è stato pubblicato il 26 aprile 2017 sulla rivista ACS Nano.