“Di amianto si continuerà a morire per i prossimi 130 anni”

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“Di amianto si continua e, purtroppo, si continuerà a morire per i prossimi 130 anni, considerando che anche con le più rosee aspettative le bonifiche non finiranno prima di 85 anni. Ecco perché occorre bonificare al più presto i 40milioni di tonnellate contenenti amianto che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. I nuovi dati shock confermano che questo killer provoca ogni anno non meno di 6.000 morti, per mesotelioma, cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon, al retto e alle ovaie, per non parlare dell’asbestosi con le sue complicazioni cardiocircolatorie, e questo per fermarci alle sole malattie per le quali c’è totale unanimità scientifica.

I NUOVI DATI DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

Il trend del numero dei nuovi casi di mesotelioma presenta in Italia un costante aumento, e lo stesso varrà anche per i prossimi anni. L’ONA aveva già a suo tempo censito 20.629 casi per il periodo 1993-2011 (tenendo presenti anche i dati del V Rapporto Mesoteliomi); occorre poi tener conto dei casi successivi. L’associazione ha riscontrato un continuo aumento di segnalazioni di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto-correlate. L’associazione ha istituto il Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma e la piattaforma digitale Ona Repac, Registro delle Patologie Asbesto Correlate, attraverso i quali sono state raccolte tutte le segnalazioni dei nuovi casi di mesotelioma.

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma, e all’incrocio di tutti i dati, ha formulato una stima di 3.700 mesoteliomi per il periodo dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2016. Negli uomini i 40% dei casi si è manifestato tra i 65 e i 74 anni, mentre il 40% dei casi femminili concentra invece la manifestazione del mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 e gli 84 anni lasciando presumere che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e quindi con tempi di latenza maggiori.

Il mesotelioma presuppone sempre, salvo rari casi, l’esposizione ad amianto, ed è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne; per il resto l’esposizione è ignota e tuttavia non è da escludere che ci siano dei settori nei quali le esposizioni di amianto, nonostante non siano conosciute, si siano comunque verificate. I dati elaborati dall’Ona permettono la ripartizione dei casi di mesotelioma nei diversi comparti, tra i quali spiccano quello edile per il 15,2%; l’industria metalmeccanica, più dell’8,3%; l’industria tessile, per più del 7%; la cantieristica navale per circa il 7%. Il comparto Difesa, con più di 620 casi, censiti al 2012, rappresenta il 4,1% del totale dei mesoteliomi insorti in seguito alle esposizioni professionali, ed è preoccupante anche il numero dei casi di mesotelioma registrati nel settore della scuola (63, al 2011, con il censimento di almeno altri 20 nuovi casi fino al 2016, per un totale che si stima superiore agli 80 casi), che sono quindi la punta dell’iceberg, che certificano l’inadempimento prima di tutto dello Stato. Analogamente, nel settore dei rotabili ferroviari sono stati censiti, fino al 2011, 505 casi solo di mesotelioma e negli anni a seguire si stima che i nuovi casi per i successivi 5 anni (e quindi fino al 2016) siano saliti a 650.

Per calcolare l’impatto dell’esposizione all’amianto sulla popolazione, è opportuno però tenere conto anche delle altre patologie riconducibili all’asbesto. In primis i decessi per tumore al polmone non sono inferiori a 3.500 l’anno, a cui devono essere sommati i tumori della laringe, delle alte vie aeree, i tumori del tratto gastrointestinale, e quelli dell’ovaio, e altri rispetto ai quali vi sono ancora pochi studi, come i tumori biliari e ai reni. Vi sono poi le patologie fibrotiche come le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici e asbestosi, le complicazioni cardiache e cardiocircolatorie.